Più di 24 euro per la visita ai polmoni, 40.11 euro
per la spirometria globale, 25 euro per l’emogasanalisi. Tanto costano ai pazienti
con malattia cronica ai bronchi e ai polmoni (Bronopneumopatia cronica
ostruttiva -BPCO) i nuovi ticket introdotti dal 1 dicembre nella Regione Lazio.
Una situazione paradossale, poiché essi non vanno pagati, o comunque molto
meno, in caso di malattie oncologiche, croniche e rare. Così non è per la BPCO,
dato che per un errore evidente non è stata inserita nel 1999 nella lista delle
malattie croniche e invalidanti, per le quali è prevista la gratuità di talune
prestazioni essenziali per il suo controllo. “Purtroppo dobbiamo fare i conti ancora con il
mancato riconoscimento di questa patologia da parte delle nostre Istituzioni e
quindi i pazienti devono pagare le prestazioni di monitoraggio - scrive
Mariadelaide Franchi, Presidente dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus
a Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio - una situazione assurda
poiché la BPCO è di tipo cronico, come dice il suo stesso nome, ed è
invalidante sulla base di tutte le evidenze scientifiche. E’ una ‘battaglia’
che l’Associazione Pazienti porta avanti ormai da circa 9 anni”. Il Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri (DPCM)
del 23 aprile 2008 concernente i nuovi LEA erogati dal Servizio Sanitario
Nazionale, aveva previsto nell’Allegato 8 la Revisione del Decreto Ministeriale
329/99 sulle malattie croniche e invalidanti (D.M. del 28 maggio 1999,
pubblicato nella G.U. n. 226 del 25 settembre 1999 e successive modifiche), e
aveva riconosciuto la BPCO come patologia cronica e invalidante (Codice 057). “Come è noto, tale DPCM non è stato pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale e siamo tuttora in attesa di una decisione in merito - prosegue
Mariadelaide Franchi - Le chiediamo di considerare i pazienti con BPCO della
Regione Lazio ‘esenti per patologia’, riconoscendo così un loro diritto, che
avrebbe dovuto essere deciso nel 1999 ed è tuttora negato”. Secondo Germano Bettoncelli, medico di famiglia e
membro del Comitato medico scientifico dell’Associazione, “E’ certamente giusto
essere consapevoli del valore delle risorse sanitarie, per evitare gli sprechi.
Tuttavia oggi proprio le fasce sociali più deboli rischiano di essere le più
penalizzate, infatti in base alle ultime Linee Guida GOLD (Progetto Mondiale
BPCO), proprio il basso stato sociale rappresenta un fattore di rischio per la
BPCO”.










